Apelle | Land Art Installation by Burningmax | XIV Land Art Campi Flegrei

12 STAZIONI

PROGETTO LAND / STREET ART DI BURNINGMAX

INSTALLAZIONE SITE-SPECIFIC
AREA VERDE RESIDENZIALE

VIA ADOLFO GREGORETTI
LIDO DI OSTIA, ROMA

PARTE DELL’INIZIATIVA DEL COMUNE DI ROMA
ROMA CURA ROMA, MAGGIO 2026

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IL PROGETTO

Continuate a scrollare per scoprire i dettagli del progetto 12 STAZIONI, incluse parti un po’ tecniche, o cliccate sui link del menù di seguito per scoprire le parti del progetto che più vi interessano.

Intro

Burningmax ad Ostia
Il paradiso non è per sempre
Lo sterminio dei pini di Via Gregoretti

DETTAGLI

Bozza di progetto
Nome del progetto
Colori primari, secondari e remixed
Referenze artistiche
Realizzazione del progetto
Problemi in produzione

L’INSTALLAZIONE

Le 12 Stazioni
Galleria fotografica
Ringraziamenti
Contatti

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INTRO

BURNINGMAX AD OSTIA

Mi sono trasferito a Roma nel 1990; venivo da Palermo, città con un lungomare che è una costante, e sono stato subito attratto da Lido di Ostia, frequentando la spiaggia spesso.

Ho iniziato a visitare Ostia con più frequenza quando i miei genitori hanno acquistato un piccolo appartamento con terrazza, a pochi isolati dalla spiaggia ma in una strada secondaria e poco trafficata, la cui caratteristica principale era una splendida area verde residenziale con magnifici pini mediterranei secolari, Via Gregoretti.

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BURNINGMAX AD OSTIA

Mi sono trasferito a Roma nel 1990; venivo da Palermo, città con un lungomare che è una costante, e sono stato subito attratto da Lido di Ostia, frequentando la spiaggia spesso.

Ho iniziato a visitare Ostia con più frequenza quando i miei genitori hanno acquistato un piccolo appartamento con terrazza, a pochi isolati dalla spiaggia ma in una strada secondaria e poco trafficata, la cui caratteristica principale era una splendida area verde residenziale con magnifici pini mediterranei secolari, Via Gregoretti.

Dalla terrazza non si vede il mare, ma, non essendoci rumore di traffico come a Roma, si può sentire il suono delle onde. Mentre la vista dalla terrazza al quinto piano, ben al di sopra dell’altezza degli alberi, era quella di uno splendido “mare verde” ininterrotto di alberi, con pochissimi edifici che spuntavano in lontananza,

I miei genitori usavano l’appartamento di Ostia principalmente nei fine settimana di primavera e autunno, un po’ di più in estate, ma solo fino a luglio, perché amavano trascorrere il culmine dell’estate in Sicilia. Dato che l’appartamento era quasi sempre vuoto, non ci volle molto prima che le mie residenze ad Ostia si prolungassero sempre di più, soprattutto d’inverno.

Tornato a Roma nel 2017, dopo aver vissuto all’estero per un lungo periodo, avevo bisogno di uno spazio esterno per lavorare ad alcuni progetti artistici, ed ho iniziato a fare residenze più lunghe ad Ostia a partire dal 2018. È sulla terrazza dell’appartamento di Ostia che ho processato la maggior parte dei materiali per i miei progetti Apelle (2018) e 50 Shades of Green (2019) – produzioni poi completate al Villaggio Globale di Roma, dato che di fatto vivevo ancora a Roma.

Con i lockdown Covid del 2020, ho deciso di trasferirmi ad Ostia. Non solo per avere più natura e meno traffico intorno, ma anche per godermi la terrazza invece di rimanere chiuso in un appartamento di città. Nel 2021 avevo anche bisogno di uno spazio per lavorare su vari progetti (Breathe, Lung-Ta, Holy Shit!), e già da allora era con me anche Davola, un bel cagnone che ama Ostia più di Roma.

Essendo un labrador, ovviamente Davola adora la spiaggia, ma è sempre stato anche felice di scorrazzare e giocare nel parco sottostante, dove abbiamo fatto (e ancora facciamo) infinite passeggiate. Amava e riconosceva (e faceva la pipì su) ogni pino, mentre inseguiva tutte le pigne che trovava lungo il cammino.

Ed è così che sono diventato residente a Ostia a tempo pieno. Poi, a causa dei miei problemi di salute recenti, con 4 ricoveri e 3 interventi chirurgici all’ospedale Grassi, più 3 lunghi ricoveri di riabilitazione al CPO (il tutto negli ultimi 3 anni), mi sento oggi ancora più “integrato” ad Ostia che mai.

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Il paradiso non è per sempre

Nel 2024, i magnifici pini di Ostia, così come quelli della vicina Riserva di Castel Fusano, sono stati infestati da un insetto letale, la maledetta cocciniglia. L’insetto si diffuse rapidamente, uccidendo lentamente la maggior parte degli alberi della zona. Letteralmente, “uccidendo lentamente“. Gli alberi non morirono all’istante, ma si seccarono gradualmente e morirono nell’arco di circa due anni.

12 Stazioni è un’installazione commemorativa in onore di tutti gli alberi che abbiamo perso a Ostia, e un “personal memorial” per onorare Davola, principale fonte di ispirazione del progetto.

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Il paradiso non è per sempre

Nel 2024, i magnifici pini di Ostia, così come quelli della vicina Riserva di Castel Fusano, sono stati infestati da un insetto letale, la maledetta cocciniglia. L’insetto si diffuse rapidamente, uccidendo lentamente la maggior parte degli alberi della zona. Letteralmente, “uccidendo lentamente“. Gli alberi non morirono all’istante, ma si seccarono gradualmente e morirono nell’arco di circa due anni.

Non tutti gli alberi morirono, perché esisteva un modo per salvarli: una procedura di “disinfestazione profonda“. I tronchi degli alberi venivano forati tre o quattro volte, e in ogni foro veniva inserita una sacca che rilasciava lentamente un liquido disinfettante. Come una flebo, tipo quelle che faccio ad ogni ricovero ospedaliero.

Solo che, per qualche ragione, fu deciso che solo alcuni alberi, per lo più quelli delle vie centrali di Ostia, meritavano il trattamento di disinfestazione. Il resto degli alberi è stato abbandonato al proprio destino di morte certa, soprattutto gli alberi delle zone residenziali secondarie e non trafficate. E quelli della Riserva di Castel Fusano, dove se gli alberi fossero persone, si potrebbe parlare di “sterminio”. Centinaia (migliaia?) di alberi sono stati abbattuti.

Perché, si sa… se un albero cade nel bosco, chi lo viene a sapere? Solo che in questo caso l’estensione della deforestazione è ben visibile per chi entra ed esce da Ostia, e ancor di più per le centinaia di persone che frequentano regolarmente i sentieri di Castel Fusano per fare jogging, portare a spasso il cane, per allenarsi o per fare una passeggiata. Lo “sterminio degli alberi di Castel Fusano” è avvenuto nella primavera-estate del 2025.

Nell’autunno-inverno 2025, anche gli alberi del giardino residenziale del mio condominio di Ostia sono stati abbattuti. Più di 15 alberi in meno di 200 metri. Più altri 10 alberi nel resto di Via Gregoretti, più o meno lo stesso numero sulla strada parallela, e una dozzina circa su Via Capitan Casella, benché fosse una strada principale per Ostia Sud. E questo solo nel raggio di un paio di isolati da dove abito. La “deforestazione urbana” ha interessato purtroppo tutta Ostia.

Ho assistito personalmente alle operazioni di disinfestazione profonda degli alberi, ed ho visto il numero di uomini, risorse e tempo necessari per “curare” ogni singolo albero. Ho anche seguito con attenzione le operazioni, il numero di operai, camion, gru, motoseghe, e la successiva pulizia strade necessarie per abbattere gli alberi. Non sarò un esperto di amministrazione, ma penso di poter affermare che tagliare e rimuovere gli alberi dalle strade deve essere stato enormemente più costoso che curarli. Ma il progetto non riguarda questo.

Dal terrazzo non vedo più il “mare verde, solo un paio di alberi e il resto del panorama è solo fatto di palazzi. Davola continua a fare pipì sui tronchi degli alberi tagliati, ma non ci sono più pigne in giro.

Questo progetto è un’installazione commemorativa in onore di tutti gli alberi che abbiamo perso a Ostia.

12 Stazioni focalizza su problematiche ambientali locali, come la perdita della popolazione di pini secolari a Ostia, e il generale stato di abbandono e degrado delle aree verdi pubbliche (sia a Ostia che a Roma).

AGGIORNAMENTO (23 Maggio 2026)

Purtroppo, una decina di giorni dopo il completamento del progetto, è venuto a mancare Davola, un bellissimo Labrador Retriever di 13 anni, mio compagno inseparabile, e fonte di ispirazione per il progetto stesso (dettagli a seguire). Metà delle sue ceneri sono state disperse in mare, nella sua spiaggia preferita; l’altra metà è stata dispersa nel parco sotto casa, che amava ugualmente, in prossimità di due degli alberi su cui amava di più fare pipì, quelli corrispondenti alle Stazioni 1 e 12 dell’installazione. Di conseguenza, almeno a livello personale, 12 Stazioni è anche ufficialmente dedicato alla memoria di Davola.

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Lo sterminio dei pini di via gregoretti

Ecco il giardino di pini di Via Gregoretti dopo l’abbattimento degli alberi. Visibile anche la devastazione lasciata dall’operazione di deforestazione urbana. Dalla foto non si vede l’area completa dell’installazione, ma si nota che il giardino di pini è oramai scomparso.

Com’è noto, si può calcolare l’età degli alberi contando gli anelli di crescita sul tronco tagliato. L’ho fatto. Ho contato gli anelli per capire quanti anni avessero gli alberi tagliati. Il più giovane aveva quasi 80 anni, uno dei più grandi era più vecchio. Ho perso il conto dopo 140 anelli, credo avesse tra i 150 e i 160 anni. Che peccato…

Le foto sono state scattate dopo il primo abbattimento di pini in Via Gregoretti. Altri alberi sono stati tagliati nei giorni successivi. Diversi alberi dall’altro lato dei binari (Via Bertolotto) sono stati abbattuti subito dopo. La stessa cosa è successa ovunque a Ostia.

Il vecchio camper rosso che si vede nelle foto era il mio fedele compagno di viaggi e avventure.

Ho dovuto separarmi da lui e rottamarlo l’anno scorso, dopo essere rimasto parcheggiato per anni di all’ombra di uno degli alberi. In memoria del mio vecchio camper (la mia casita con ruedas), dipingerò di rosso quel ceppo d’albero.

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DETTAGLI

BOZZA DI PROGETTO

Nella bozza qui sopra, l’area verde è il parco, in particolare la sezione di circa 200 metri dove la maggior parte degli alberi è stata abbattuta, di fronte casa mia. Alcuni alberi erano radicati nel cemento e, come in altre zone di Ostia, erano un po’ “d’intralcio“; ma noi (i residenti di zona) li amavamo. Gli alberi che crescevano dall’asfalto sono quelli nell’area grigia. Uno degli alberi è radicato direttamente sul marciapiede, area grigio chiaro sottostante.

Le parti superiore e inferiore sono zone esterne all’area di installazione: la parte superiore è il doppio binario ferroviario per i treni MetroMare che collegano Ostia e Roma, la parte inferiore è il lato di Via Gregoretti occupato dagli edifici. I punti colorati e numerati rappresentano i diversi elementi dell’installazione, le 12 Stazioni, coincidenti con i tronchi degli alberi abbattuti. I colori previsti in bozza sono quelli usati per ciascuna stazione.

Nell’immagine in basso invece ho utilizzato Google Maps, che ha una memoria satellitare degli alberi rimossi, quindi ho ri-mappato l’immagine per mostrare la portata dell’installazione.

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NOME DEL PROGETTO

12 stazioni? Di cosa si tratta? Il nome di progetto, inizialmente provvisorio, è poi diventato definitivo, ma erano 5 i nomi di progetto candidati, molti ispirati dalla reazione del mio cane alla scomparsa degli alberi, ma non solo…

LE 12 STAZIONI DI…
Il primo nome che mi è venuto in mente, “12 Stazioni“, è stato ispirato dal notare che il mio cane continuava a cercare gli alberi dopo che erano stati tagliati, perché voleva farci la pipì. Nei giorni successivi alla deforestazione, continuava a visitare tutti i ceppi rimasti, annusandoli uno per uno, come se stesse seguendo una personale “Via Crucis” olfattiva, dove gli alberi scomparsi erano le sue personali “soste per la pipì“. A proposito di stazioni e fermate, va detto che la mia stazione MetroMare (Stella Polare) dista 12 stazioni dal capolinea di Porta S. Paolo. Dopo varie considerazioni, “12 Stazioni” è il nome che ho scelto per il titolo del progetto.

REGINA VIARUM URINAE
In connessione con la Via Crucis, ho pensato a un’altra grande strada che il mio cane amava esplorare, la Via Appia Antica, recentemente inserita nella lista dei siti protetti dall’UNESCO. Nell’antica Roma Via Appia era la “Regina Viarum“, la “regina delle strade“. In onore di Davola ho mentalmente ribattezzato il percorso tra gli alberi scomparsi come “la via regina della pipì”, “Regina Viarum Urinae”. Divertente processo mentale, ma non ha passato le selezioni.

GHOST TREES PARK
Mentre il mio cane continua a cercare gli alberi scomparsi, io so che non li vedrò mai più. E mi mancano. Il giorno dopo l’abbattimento, guardando dalla terrazza quello che un tempo fu un parco verde, non vedevo altro che devastazione totale. Per settimane, prima che le erbacce ricominciassero a crescere, cancellando il disastro creato da tagli, camion e gru, chiamavo il giardino “la Striscia di Gaza“. Io e Davola, così come tutti gli altri residenti del quartiere, usiamo ancora il giardino ogni giorno, ma ora non vediamo più gli alberi, solo i loro “fantasmi“.

MEMORIA COLLETTIVA
Non sono l’unico a sentire la mancanza degli alberi. Molti vicini si impegnano ad apportare migliorie al parco, che è sempre in stato di abbandono, sia per pulizia che manutenzione. Alcuni vicini hanno piantato alberi, piante, creato un roseto e installato panchine. Altri hanno cercato di attenuare l’impatto visivo dei ceppi con dei vasi di fiori. In passato, quando la salute lo permetteva, anche io ho pulito il parco varie volte, con pinza e sacchi di spazzatura. Ora vorrei trasformare i ceppi in ricordi colorati di ciò che il parco era un tempo. Un colorato ricordo collettivo.

MEMORY OF THE SHADOWS
Rimanendo in tema di memoria e perdita, ho pensato anche a quanto mi mancherà l’ombra fresca offerta dagli alberi ormai scomparsi, e il meraviglioso gioco di ombre che creavano, e che cambiava a seconda delle stagioni e delle ore della giornata. Ecco come è nato l’ultimo candidato per il progetto. 

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COLORI PRIMARI, SECONDARI E REMIXED

Come per la maggior parte dei miei lavori precedenti, avevo inizialmente deciso di utilizzare colori primari e secondari per verniciare i ceppi degli alberi, con vernice acrilica per ottenere risultati brillante alla luce del sole.

Quando dipingo oggetti da inserire in contesti naturali, o applico colori nell’ambiente, in genere utilizzo pigmenti e coloranti naturali, biodegradabili e atossici, che tendono a sbiadire nel tempo, per non arrecare danno all’ambiente.

Per 12 Stazioni ho usato pittura acrilica industriale, ma solo perché i ceppi degli alberi sono già morti. Inoltre, senza più ombra nel parco, con i ceppi esposti a luce solare diretta, nessun pigmento potrebbe resistere al sole estivo, e alle prime pioggie estive e autunnali.

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COLORI PRIMARI, SECONDARI E REMIXED

Come per la maggior parte dei miei lavori precedenti, avevo inizialmente deciso di utilizzare principalmente colori primari e secondari per verniciare i ceppi degli alberi, usando vernice acrilica per ottenere un risultato brillante, che risalti alla luce del sole.

Quando dipingo oggetti da inserire in contesti naturali, o quando applico colori nell’ambiente, in genere utilizzo pigmenti e coloranti naturali, biodegradabili e atossici, che tendono a sbiadire nel tempo, per non arrecare danno all’ambiente.

In questo caso per il progetto ho usato pittura acrilica industriale, ma solo perché i ceppi degli alberi sono già morti. Inoltre, non essendoci più ombra nel parco, i ceppi sono esposti alla luce solare diretta, e nessun pigmento naturale potrebbe resistere al sole estivo, e svanirebbe prima della fine dell’estate; gli ultimi pigmenti scomparirebbero alle prime tempeste estive e piogge autunnali.

I colori che ho scelto e associato agli alberi, in base ai miei ricordi e ai miei correlati stati d’animo personali sono:

COLORI PRIMARI
Rosso (brillante)
Blu (saturo)
Giallo (saturo)

COLORI SECONDARI
Verde (blu + giallo)
Cyano (blu + bianco)
Viola (blu + rosso)
Arancio (rosso + giallo)
Bianco (puro)

Durante una fase di “sperimentazione” sul campo, dettata da ristrettezze di budget, ci siamo dati al remix delle vernici rimaste (riciclaggio) per la produzione della Stazione 7, il risultato del remix di colori è stato un “rosa unicorno striato”, che dopo varie considerazioni, ci è piaciuto ed abbiamo deciso di lasciare così.

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REFERENZE ARTISTICHE PER IL PROGETTO

Questo progetto è frutto di diversi riferimenti e ispirazioni. Che, tra l’altro, sono tra i riferimenti più ricorrenti per la maggior parte dei miei progetti d’arte. Diciamo che questo è semplicemente il mio punto di partenza.

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REFERENZE ARTISTICHE PER IL PROGETTO

Questo progetto è frutto di diversi riferimenti e ispirazioni. Che, tra l’altro, sono tra i riferimenti più ricorrenti per la maggior parte dei miei progetti d’arte. Diciamo che questo è semplicemente il mio punto di partenza.

I riferimenti e le ispirazioni personali per questo progetto provengono da varie fonti: da Marcel Duchamp (gli objets trouvés, gli alberi morti) e dall’Arte Povera (objets trouvés, ma nei boschi), a tutto ciò che ho esplorato, assimilato e creato nel campo della Land Art. E chiaramente anche la Pop Art, per l’uso aggressivo di colori e la “celebrificazione” dell’ordinario. Kudos to you all.

Nel mondo Land Art, una delle ispirazioni più dirette per quest’opera proviene da Árboles como Arqueología, una maestosa installazione dell’artista boliviano Fernando Casás, che domina un intero quadrante del deserto spagnolo de Los Monegros (nord di Zaragoza, in provincia di Huesca). Casás ha installato su un dirupo del deserto una serie di monoliti di granito scolpiti, per ricordare che il deserto un tempo era in realtà ricoperto da boschi, ora scomparsi a causa dei bombardamenti della Guerra Civile Spagnola, che hanno desertificato la zona.

Árboles como Arqueología è stato d’ispirazione per un altro mio progetto di land art realizzato nel Monegros (Orwell Monegros Project, installazione nelle trincee dove ha combattuto George Orwell, e in parallelo al Museo CDAN di Huesca – 2015-2019). L’affinità con il lavoro di Fernando Casás era dettato dal legame con il territorio e dai riferimenti condivisi sulla Guerra Civile Spagnola, ma devo ammettere che l’installazione di Casás nel deserto del Monegros si adatta meglio in termini di ispirazione e intento a 12 Stazioni. Muchas gracias, Maestro.

Vedo un filo conduttore tra questo progetto e altre mie precedenti installazioni di land art, specialmente le due installazioni del 2018 Apelle (Bacoli, Napoli) e The Zone (Campicozzoli, Firenze), o la più recente Breathe (Villa Ada, Roma – 2021); che, paradossalmente, celebrava la vita negli alberi, facendoli “respirare” di colori.

Tra le mie costanti fonti di ispirazione e i miei riferimenti artistici non mi stanco mai di citare Christo e Jeanne-Claude. Per questo progetto l’ispirazione dalla coppia francese viene da The Gates (Central Park, New York), dalla doppia installazione The Umbrellas (Giappone e Stati Uniti), e naturalmente dall’iconico progetto Wrapped Trees (Svizzera). Merci également à vous deux.

Inserisco come riferimento anche Katsushika Hokusai, almeno per il nome del progetto. Ho visitato di recente la retrospettiva su Hokusai a Palazzo Bonaparte, e tra le opere create dal Maestro giapponese (tra cui la famosa Grande Onda di Kanagawa, parte della serie delle 36 Vedute del Monte Fuji), ho amato la serie intitolata “Le 53 Stazioni della Via Tōkaidō“. Uno dei primi nomi del progetto in bozza era “Le 12 Stazioni di Via Gregoretti”. Dōmo arigatōgozaimasu, Sensei.

Non sul lato artistico, ma su quello della “resilienza post-chirurgica”, mi sento di inserire tra le ispirazioni anche Frida Khalo, che ha avuto avventure chirurgiche più complesse delle mie, ma dalle quali ha tratto ispirazione per la sua arte. Ho pensato spesso a Frida e a come doveva affrontare il suo processo di creazione, ogni volta che ho stretto i denti dal dolore per “tirare avanti”, o quando ho dovuto “arrangiarmi” tra stampelle e difficoltà di deambulazione. Muchas gracias, Frida.

Prince è stato un’influenza diretta per la Stazione 10 fin da quando, studiando il tronco prima ancora dell’intervento, mi tornava in mente “I only want to see you bathing in the purple rain”. Thank you, Prince.

Infine, ho iniziato a pianificare il progetto il 20 aprile 2026 – 420 Day. Una coincidenza, ma significativa, dato che rendo omaggio al regno vegetale.

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LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO

Il progetto è stato ideato il 20 aprile 2026, e inizialmente era previsto fosse realizzato in versione “street art”, ovvero in modo autonomo, spontaneo e diretto.

L’idea mi è venuta dopo la passeggiata mattutina con Davola, mentre ero seduto sulla panchina vicino a quello che poi sarebbe diventata la Stazione 1, a riflettere sull’assenza dell’albero vicino alla panchina, mentre Davola faceva la pipì sul tronco tagliato.

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FASI DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO

Il progetto è stato ideato il 20 aprile 2026, e inizialmente era previsto fosse realizzato in versione “street art”, ovvero in modo autonomo, spontaneo e diretto.

L’idea mi è venuta dopo la passeggiata mattutina con Davola, mentre ero seduto sulla panchina vicino a quello che poi sarebbe diventata la Stazione 1, a riflettere sull’assenza dell’albero vicino alla panchina, mentre Davola faceva la pipì sul tronco tagliato.

Ho trascorso il resto della mattinata a scattare foto e prendere misure, poi sono andato ad acquistare colori e materiali (circa 150€ in totale), e dedicato tutto il pomeriggio a realizzare bozzetti dell’installazione, e a rimuginare sugli aspetti concettuali del progetto.

Dall’idea al sopralluogo, alla pianificazione e all’acquisto dei materiali, tutto è avvenuto in meno di 24 ore, e il progetto si sarebbe potuto realizzare e concludere con poche ore d’intervento il giorno successivo. Purtroppo, a causa di miei problemi di salute, e condizioni meteorologiche non favorevoli, sono stato costretto a spostare la realizzazione del progetto di qualche giorno. Nel frattempo, è continuata l’attività di “pre-produzione“.

Nel fine settimana del 25-26 aprile il primo passo del processo è comunque stato avviato, con una pulizia dei ceppi degli alberi, per “prepararli” alla verniciatura. La pulizia è stata effettuata con il supporto dei miei assistenti Arianna, che abita a un paio di isolati da me, più o meno all’altezza della Stazione 12, e di Franco, anche lui residente di Ostia.

Armati di guanti da giardinaggio, sacchi dell’immondizia, cesoie e spazzoloni, abbiamo pulito i 12 ceppi d’albero, rimuovendo sporco, ragnatele, polvere e simili. Abbiamo anche state eliminate erbacce che crescevano a ridosso dei tronchi, per evitare fossero d’intralcio per la fase di verniciatura, ed abbiamo anche eliminato parte dell’immondizia, purtroppo sempre presente nel parco, ma solo per pulire le nostre aree di lavoro. Prima della verniciatura dei tronchi, è stata effettuata una pulizia finale degli alberi con spazzole e aria compressa.

La documentazione finale del progetto (le foto di tutte le 12 Stazioni rinnovate) era prevista nei giorni successivi all’intervento, in condizioni di luce ottimale per la documentazione fotografica.

Tutto era pronto per l’azione di street art autonoma quando, il 28 aprile, ricevo la newsletter del Comune di Roma, che annuncia l’organizzazione per il 9 maggio 2026 di Roma cura Roma, iniziativa a partecipazione diffusa, focalizzata su interventi di decoro urbano ed iniziative culturali nei vari quartieri di Roma. Niente di meglio per proporre il progetto artistico di rivalutazione dello spazio verde residenziale di Via Gregoretti.

Ho aderito all’iniziativa subito dopo aver letto newsletter e modalità di adesione. Bello il fatto che il Comune di Roma offrisse fornitura dei materiali necessari all’intervento, per cui ho richiesto vernici, pennelli, guanti e sacchi per spazzatura; materiali già acquistati e auto-finanziati, ma non in quantità sufficiente. Purtroppo però, gli unici materiali ricevuti dal Comune di Roma sono state 4 tshirts, 1 paio di guanti da giardinaggio, e un rotolo di sacchi per l’immondizia.

Fornitura materiali o meno, la produzione è stata avviata sabato 9 maggio 2026 alle 8 del mattino, e il nostro team di progetto ha terminato i lavori con una pulizia finale delle nostre zone di intervento nella serata di martedì 12 maggio. La documentazione fotografica e web del progetto finale è stata effettuata tra il 13 e il 14 maggio 2026.

PROBLEMI IN PRODUZIONE

Dopo la preparazione dei tronchi delle 12 stazioni e la pulizia dell’area di lavoro, abbiamo immediatamente avviato il progetto, sperando di poterlo concludere in un giorno, massimo due. Invece, purtroppo, la fase di realizzazione del progetto si è estesa a oltre 5 giorni, per vari problemi che hanno rallentato l’intera produzione.

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PROBLEMI IN FASE DI REALIZZAZIONE

Dopo la preparazione dei tronchi delle 12 stazioni e la pulizia dell’area di lavoro, abbiamo immediatamente avviato il progetto, sperando di poterlo concludere in un giorno, massimo due. Invece, purtroppo, la fase di realizzazione del progetto si è estesa a oltre 5 giorni, per vari problemi che hanno rallentato l’intera produzione.

Abbiamo avuto i primi problemi già al primo giorno di lavori, sabato 9. Con la mancata fornitura di vernici e pennelli da parte del Comune di Roma, siamo stati costretti ad interrompere i lavori per ben due volte per andare ad acquistare altra vernice, pennelli e guanti. Anche le mie condizioni fisiche, da disabile su stampelle, non hanno aiutato.

Domenica 10 eravamo pronti dalle 6 del mattino, ma la giornata è iniziata con una pioggerella, che non ha permesso di lavorare fino a tarda mattinata – quando invece è venuto fuori un sole cocente che ci ha stesi dopo appena un’ora di lavoro sotto il sole. Le nostre aree di lavoro erano tutte senza ombra, perchè non ci sono più alberi, chiaro… Abbiamo dovuto riprendere a tardo pomeriggio, ed ho proseguito a lavorare anche di notte, in solitaria senza assistenti, fino a oltre mezzanotte.

Un altro problema che abbiamo incontrato è stato quello delle macchine parcheggiate nelle immediate vicinanze dei tronchi da dipingere, alcune anche a pochissim centrimeti di distanza dai tronchi. In questi casi, per evitare di sporcare le automobili durante fase di verniciatura dei tronchi, abbiamo provveduto a proteggere i veicoli coprendoli con dei grandi teli di plastica, come è visibile in alcune foto di produzione che abbiamo incluso nella galleria fotografica.

Finalmente lunedì 11, lavorando per tutto il giorno con l’intero team, a parte una breve sosta durante le ore più calde, e con un’ulteriore viaggio per l’acquisto di altri materiali, siamo riusciti a completare l’installazione.

Purtroppo però non sono rimasto personalmente contento dei risultati ottenuti su due delle 12 stazioni, quindi la giornata di martedì 12 è iniziata con l’acquisto di nuova vernice e pennelli “freschi”, mentre abbiamo dedicato il pomeriggio per ridipingere le due ultime stazioni, e per una nuova operazione di pulizia finale.

Lo so, che scocciatura… Ma lo è davvero? In realtà a me piace quando le cose non vanno come previsto, e mi costringono a testare e sperimentare nuove soluzioni e idee creative, anche se richiedono più tempo, lavoro e denaro. Imparare dagli errori è un classico; io lo chiamo “processo casuale non lineare“. Se per arrivare alla meta c’è da fare un percorso più complesso e inaspettato, mi ci metto (anche se a volte “borbottando“), ma lo faccio lo stesso. Daje!

Il progetto si è concluso dopo aver realizzato la documentazione fotografica, una pagina web dedicata al progetto, e fatto stampare due placche in forex con info minime sull’installazione e QR-codes per info di dettaglio sul sito di progetto (in italiano e in inglese). Le due placche sono state allocate sulla ringhiera del parco, in prossimità delle stazioni di entrata e uscita, Stazione 1 e Stazione 12, giovedì 14 maggio.

Curiosi/e di conoscere il costo totale del progetto, interamente auto-finanziato, e chiaramente esclusi trasporti, giornate di lavoro manuale e digitale, ed anche le pause al bar? Al momento della pubblicazione di questo sito, a valle del completamento delle attività di produzione, il costo totale per la realizzazione di 12 Stazioni, è di € 610. Non si escludono future spese per eventuali “ritocchi di manutenzione“, probabilmente da effettuare nella primavera del 2027.

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LE 12 STAZIONI

Ecco tutte le 12 Stazioni dell’installazione, presentate una per una, in ordine di percorso.

Le Stazioni sono state fotografate prima e dopo l’intervento.

Muovete il cursore al centro di ogni immagine a destra e sinistra per scoprire come ogni Stazione è cambiata, vedendole tutte prima e dopo l’intervento di street art.

Buona passeggiata!

STAZIONE 1
Stazione 1 è vicina alle uniche due panchine del parco, dono di un vicino ai residenti, non dal Comune di Roma. La Stazione 1 è un’isola di tranquillità, che ho dipinto di azzurro chiaro/ciano.

STAZIONE 2
Stazione 2 è un albero abbattuto da tempo, in pessimo stato, cresciuto sul marciapiede, di fronte l’ingresso di casa mia, ed è la prima “stazione pipì” di Davola. L’ho dipinto arancio scuro.

STAZIONE 3
L’albero della Stazione 3 era il mio preferito. Cresceva rigoglioso, in mezzo all’asfalto, di fronte casa. La sua chioma era uno schermo naturale di privacy in terrazza, ora perduto. E stato dipinto di verde.

STAZIONE 4
Stazione 4 cresceva nell’asfalto, accanto a dove parcheggiavo il mio camper rosso. In ricordo delle tante avventure e dei tanti viaggi on the road, ho dipinto di color rosso acceso il ceppo d’albero.

STAZIONI 5 + 6
C’era un punto nel sentiero del giardino in cui si poteva passare tra due alberi. I due ceppi gemelli sono ancora un passaggio virtuale. Sono stati dipinti entrambi di blu ultramarino (deep blue).

STAZIONE 7
Stazione 7 è il ceppo d’albero più basso dell’installazione, decorato da un vaso di fiori messo da vicini, come altri ceppi. Piccolo e “cute”, è stato dipinto in “rosa unicorno striato”.

STAZIONE 8
Altro albero ribelle cresciuto nell’asfalto. Gli “alberi d’asfalto” (meno Stazione 4), sono dipinti in verde, per celebrare la resilienza della natura, e portare un po’ di verde sull’asfalto.

STAZIONE 9
Stazione 9 si erge fiera di fronte alle “stazioni gemelle“. Grazie alla sua posizione centrale, riceve molta luce solare tutto il giorno, e sta benissimo nella sua nuova veste giallo brillante.

STAZIONE 10
Anche la Stazione 10 è diventata un supporto per un vaso di fiori. Personalmente credo che quest’albero si meriti di meglio, ed ho deciso di bagnarlo in una pioggia di color viola.

STAZIONE 11
Stazione 11 è il fantasma di un altro pino maestoso, oasi di ombra fresca d’estate e miniera d’oro di pigne per Davola. Come per la “stazione relax” 1, è stato scelto un colore azzurro chiaro.

STAZIONE 12
Stazione 12 è un albero morto, che ho verniciato di bianco, colore di lutto in molte culture orientali, e che lo trasforma in elemento iconico di accesso al progetto memorial.

Apelle | Land Art Installation by Burningmax | XIV Land Art Campi Flegrei

GALLERIA FOTOGRAFICA

Cliccate sulle immagini per accedere alla galleria fotografica a schermo intero. Una selezione di immagini delle attività di produzione e dell’installazione finale, incluse immagini panoramiche, foto di tutte le stazioni e dettagli interessanti. Potete navigare manualmente lo slideshow utilizzando le frecce sinistra e destra, e potete zoommare su ciascuna immagine per scoprire ulteriori dettagli.

Sebbene non vedevamo particolari problemi di privacy, abbiamo deciso di seguire una best practice web sfocando e rendendo illeggibili le targhe dei veicoli fotografati vicino agli elementi dell’installazione, quando visibili.

Non abbiamo ancora avuto le condizioni ottimali (o il tempo) per scattare foto migliori dell’installazione. Continueremo ad aggiungere nuove immagini alla galleria fotografica nelle prossime settimane. Seguite il progetto per gli aggiornamenti.

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RINGRAZIAMENTI

Grazie a tutti gli alberi che non ci sono più, per aver reso così piacevole la mia residenza a Ostia e per essere stati fonte di ispirazione per questo progetto.

Grazie al mio cane Davola, per avermi “mostrato la strada” tra gli alberi e per tutti i bei momenti trascorsi insieme, nel parco di Via Gregoretti e per il mondo.

Grazie ad Arianna, per la sua infinita pazienza e il suo sostegno a tutte le mie follie, e per essersi “offerta volontaria” per aiutarmi nel progetto (non è vero, l’ho “designata” come assistente al progetto, e lei ha accettato subito). Grazie anche a Franco per unirsi al team di progetto in tempo per la realizzazione finale.

Grazie a tutti i vicini di Via Gregoretti che si prendono cura del parco, sopperendo alla mancata manutenzione e pulizia dell’area verde, e che stanno facendo di tutto per riportare il giardino residenziale ad essere un’area verde di nuovo piacevole, dopo l’abbattimento degli alberi (e in realtà anche da prima).

Grazie al Comune di Roma per l’organizzazione di “Roma cura Roma”, quadro perfetto per questo progetto di riqualificazione di verde cittadino scomparso grazie ad un’installazione d’arte. Anche se poi è mancato il supporto sui materiali.

Infine, grazie anche al mio glorioso camper rosso, ormai sparito, per essere stato compagno di mille avventure “on the road”, punto di riferimento immancabile per chi passava da Via Gregoretti, e “guardiano degli alberi” per così tanti anni. Anche tu ci mancherai e non sarai dimenticata, cara “casita con ruedas”.

Apelle | Land Art Installation by Burningmax | XIV Land Art Campi Flegrei

12 STAZIONI

UN PROGETTO LAND ART / STREET ART DI BURNINGMAX

TEAM DI PROGETTO

Massimo Burgio (Burningmax) – Project Lead
Arianna Tagliaferri – Prima Assistente
Franco Di Pietro Verdomo – Assistente

CONTATTI E LINK

Email
burningmax@gmail.com

Web (sito dedicato 12 STAZIONI):
burningmax.com/art-projects/12-stations-2026

Web (12 STATIONS website in English):
burningmax.com/art-projects/12-stations-2026-english

Web (link a progetti d’arte Burningmax):
burningmax.com/art-projects-timeline

Instagram:
@burningmaxcreative

Dov’è l’installazione

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